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Castelfranco, al Galilei gli studenti inventano il futuro

Ipsia Galilei

Da un lato droni impiegati in giardino, nei musei, per reagire in caso di attacco terroristico e per consegnare medicine ai disabili. Dall’altro stampanti 3D per realizzare oggetti di uso quotidiano fra cui giocattoli. Non stiamo parlando di sofisticati laboratori di ingegneri iperqualificati, ma di una scuola in cui a progettare e realizzare prodotti innovativi sono ragazzi poco più che adolescenti.

All’Ipsia Galilei di Castelfranco Veneto (Treviso) da anni vengono organizzati dei laboratori in cui sono gli studenti a lavorare con entusiasmo, guidati da Daniele Pauletto, docente di Laboratori Tecnologici negli indirizzi di studio Manutenzione e Assistenza Tecnica e Produzioni Industriali opzione Audiovisi. Pauletto inoltre svolge il ruolo di Fabber responsabile del Makerlab all’interno della scuola.

Droni e stampante 3D

«Si è partiti con una campagna di crowdfunding per finanziare la costituzione di un Fablab nella nostra scuola grazie alla Fondazione Nordest con obiettivo di 10mila ero in 120 giorni» racconta il professore. I risultati – siamo nel 2015 – sono stati superiori a ogni aspettativa: 12mila euro finali, di cui la cifra richiesta raggiunta in appena 30 giorni, per un progetto che lanciava l’idea di droni porta farmaci salvavita. «Questo risultato ci ha consentito di partecipare al bando regionale fondi europei Fas per la realizzazione di un Fablab piazzandoci all’undicesimo posto su 18 finanziati (125mila euro)» continua Pauletto. L’Ipsia Galilei, unica scuola in Veneto finanziata, si era trovata a competere con 150 domande presentate.

Dopo i droni è arrivata la stampante 3D. «Il progetto è nato per avvicinare al mondo dei maker i giovani e giovanissimi studenti del territorio, riscuotendo un inaspettato interesse anche da parte di bambini delle scuole materne. Successivamente abbiamo attivato dei campus estivi tre volte alla settimana sia per gli studenti delle scuole elementari sia per ragazzi dei grest parrocchiali» racconta ancora il docente.

Laboratori extrascolastici e volontari

I laboratori si svolgono prevalentemente durante l’orario extrascolastico, nei pomeriggi durante l’anno e tutto il giorno nei periodi estivi, agosto compreso. I pomeriggi sono sviluppati per temi: si va da scanner e disegno 3D a progettazione e applicazioni, da Arduino elettronica e robotica a progettazione e prototipazione.

Gli allievi partecipano su base volontaria. «A inizio anno vengono raccolte le adesioni – circa un centinaio – e poi vengono creati i vari gruppi ristretti per temi suddivisi nelle varie giornate» puntualizza il professore, che spiega che per i ragazzi questi laboratori sono importanti perché fanno acquisire loro competenze su tante tecnologie digitali. Inoltre danno la possibilità di vedere realizzate le loro idee, e danno spazio a inventiva e creatività tanto che – commenta Pauletto – «alcuni preferiscono chiamare il fablab “laboratorio inventori digitali”».

L’ottimismo dei giovani è la chiave per il futuro

Ma quale sarà il futuro di questi giovanissimi inventori? «Le tecnologie innovative non sono ancora così diffuse e note nella realtà industriale del territorio – spiega Pauletto –. Certo non mancano le eccezioni, tuttavia gli studenti hanno una marcia in più per quanto riguarda la capacità di innovare, progettare e nel proporre soluzioni diverse ai problemi». Sono proprio le competenze degli studenti a dare loro più possibilità: fra queste individuare e utilizzare le tecnologie dell’automazione industriale e della robotica 4.0, conoscere e utilizzare tecnologie innovative applicabili alla manifattura e all’artigianato, padroneggiare l’uso di strumenti tecnologico-digitali.

Gli studenti inoltre, soprattutto quelli di quinta, portano avanti progetti personali. «Presentano agli esami di stato tesine con progetti interessanti legati ad applicazioni industriali – continua Pauletto –. Altri invece hanno validato le loro idee partecipando alle varie fiere internazionali (Roma, Berlino, Londra, Mosca) dove hanno potuto aprirsi al confronto».

Di certo in questo mondo le difficoltà non mancano: «In primo luogo la scarsa conoscenza delle tecnologie digitali e del mondo maker da parte degli adulti in genere, e un certo scetticismo talvolta rispetto ad alcune tecnologie senza saper coglierne le opportunità» spiega Pauletto. Dei progetti realizzati, diversi hanno trovato concreta applicazione: dal braccio robotico alle applicazioni con Arduino (come ad esempio la scheda contapezzi per presse o il sistema di compressione e riciclaggio delle lattine), o ancora la stampante 3D che stampa giocattoli: grazie ai droni sono stati creati contatti con aziende come Breton spa, Sipa Zoppas spa, Maserati auto e musei e mostre d’arte, Biennale, Ville Palladiane.

Il professore conclude citando una ricerca che mostra che il 52% degli allievi degli ultimi anni dell’Ipsia Galilei dichiara di volersi mettere in proprio e fare “impresa” sfidando la crisi, «dimostrando un ottimismo che spesso noi adulti non possediamo».