Industria 4.0, occasione per le imprese di cambiare

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Industria 4.0, occasione per le imprese di cambiare

Non solo tecnologia, ma l’organizzazione dell’azienda, i modelli di business, per arrivare alle persone. Una grande opportunità, a patto di saperla cogliere, quella dell’industria 4.0. Definizioni, ambiti legislativi, ruoli di incubatori e accademia. Oltre a far toccare con mano l’esperienza di chi l’industria 4.0 la fa già, quotidianamente. Con un’indicazione forte: il sistema delle Pmi venete deve superare la mentalità dei campanili e mettersi insieme, fare rete, per sfruttare al meglio le potenzialità del futuro. Senza dimenticare la tradizione, ovviamente: non a caso del tema si è parlato ieri, martedì 23 maggio, in una scenografia poco aziendale e molto legata al territorio: il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto. Primo grande talk dei Treviso Innovation Days organizzati da Blum e Cattolica Assicurazioni. Innovation DaysPer rivedere l’intero evento è disponibile la diretta integrale sulla pagina facebook degli .

Proprio da Castelfranco arriva un esempio di tecnologia (ben) applicata: l’Ipsia Galilei della città murata. Con loro in vetrina anche Progetto di Vita Gym (l’idea di Sap Italia e Progetto di Vita. Cattolica per i Giovani) e il Robotic Tinkering del Gruppo Pleiadi, tutti protagonisti del programma dei Treviso Innovation Days.

Ma cos’è l’industria 4.0 e perché spesso si parla di rivoluzione? Prova a spiegarlo Isabella Chiodi, business angel e già top manager Ibm. «Parliamo di rivoluzione per tre caratteristiche portate dall’avvento della tecnologia: Convergenza, democratizzazione e accelerazione. Si parte da una convergenza di tecnologia informatiche sviluppate in parallelo, come cloud, internet, proliferazione big data. Insieme c’è una profonda democratizzazione: nell’arco di cinque anni i costi si sono abbattuti. Ultimo elemento è l’accelerazione: le tecnologie arrivano a imprese e persone, sono alla portata di tutti. Diventano un qualcosa che traina le imprese, che hanno dovuto così rincorrere il fenomeno. Tutto questo ha rovesciato i paradigmi. E ha cambiato anche le nostre abitudini, le nostre vite». Chiodi ha poi analizzato la situazione sul territorio. «Per le imprese nel Veneto ci sono luci ed ombre: aziende che usano le tecnologie come testa d’ariete, molte altre no. C’è tanto spazio da occupare: abbiamo bisogno di competenze nuove, sia per i lavoratori che per gli imprenditori». E il rapporto con i robot? «Ci deve essere collaborazione e formazione, altrimenti l’operaio rischia di perdere il posto, invece che di cogliere l’occasione».

Innovare ora è più facile: Mattia Corbetta, del Ministero per lo Sviluppo Economico, ha ripercorso la vita “legislativa” delle startup. «Lo Startup act è stata la pietra miliare: da allora la legislazione italiana si è arricchita di una definizione di una startup e su questo ha inserito un sistema di incentivi. Una startup innovativa che nasce oggi ha un patrimonio di diritti molto maggiore rispetto ad una nata dieci anni fa». Come, ad esempio, la possibilità di raccogliere fondi col crowdfunding, maggiori garanzie per i prestiti bancari, la possibilità di costituirsi online. In tre anni e mezzo 1300 startup hanno raccolto oltre 400 milioni di credito. «Le startup hanno diritto ora anche a “sedurre” investitori, business angel con grossi incentivi, innalzati dall’ultima legge finanziaria» ricorda Corbetta. Non solo startup: dal 2015 gli incentivi valgono anche per tutte le Pmi che innovano. Fino ad arrivare all’occasione attuale, il piano industria 4.0. «Un’opportunità per tutte le imprese italiane che prendono coscienza dell’importanza, e investono, dell’innovazione». Maggiore credito d’imposta, super ammortamento per acquisti, più incentivi su chi investe sulle startup. E i primi risultati si vedono: le 7.100 startup italiane, dato sempre in crescita, hanno generato 600 milioni di euro di fatturato nel 2016. E, dopo l’Irlanda, l’Italia per investimenti digitali in innovazione è il secondo Paese più attrattivo: a dirlo uno studio super partes fatto in Germania.

C’è però bisogno di un cambio di mentalità da parte delle imprese. Lo sottolinea anche Antonio Loborgo, territory business manager di Cisco Italia. « Industria 4.0 non è comprare macchinario ultima generazione ma combinare diverse tecnologie, integrare fabbrica con filiera. C’è bisogno di un sistema che connetta macchine, persone e sistemi informatici. Le fabbriche ancora troppo spesso sono un ambiente chiuso, l’It è molto aperto. Dobbiamo andare alla fonte, al dato, che deve essere disponibile per l’azienda e per tutta la filiera. Non solo: si deve ripensare modello di business, l’unico modo per valorizzare quello che le piccole aziende sanno fare».