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Treviso, la città che innova dalle proprie radici

Si scrive innovazione, si legge futuro. Un collegamento naturale: in realtà il cambiamento, per avere basi solide, deve legarsi alla tradizione, all’identità del territorio nel quale l’innovazione si va a innestare. Questi i temi al centro dell’appuntamento, il primo trevigiano, di mercoledì 24 maggio all’interno dei Treviso Innovation Days, organizzati da Blum e Cattolica Assicurazioni. Nell’auditorium del museo di Santa Caterina, sotto la volta della chiesa dismessa, ne hanno parlato urbanisti e istituzioni, accademici e architetti, un ex ministro ai Beni Culturali, Vincenzo Scotti, e il rappresentante della diocesi di Treviso, monsignor Giuseppe Rizzo. In altre parole, rappresentanti del territorio trevigiano a 360 gradi. Da Santa Caterina il collegamento alla bellezza di un territorio come valore diventava naturale. E tutto il talk ha avuto un filo conduttore comune: le diversità, le specificità di un territorio sono un punto di forza, non un handicap. L’intera serata si può rivedere sulla pagina Facebook della manifestazione.

«Bisogna sottolineare le diversità di ognuno»

«Il mondo ha accelerato il processo di globalizzazione immaginandolo come una novità, in realtà è antico come l’uomo – ha detto l’ex ministro Scotti –. Noi ci muoviamo nel mondo come Davide contro Golia con una freccia in mano, la diversità. Dobbiamo costruire un sistema economico e produttivo senza rincorrere l’omogeneizzazione del mondo ma sottolineando la nostra diversità, specificità». Ma la bellezza non è solo arte, come ha ricordato Giuseppe Bincoletto, vicepresidente degli industriali. «Quando parliamo di bellezza a Treviso parliamo anche di valori sottesi, come la vocazione industriale, il saper fare, lo stile di vita, il genius loci. Valori su cui si basa la comunità». Valori che vanno indagati al meglio, per farli diventare la base su cui costruire il futuro, come confermato dal sindaco di Treviso Giovanni Manildo. «Un’amministrazione deve applicare il motto di Socrate: conosci te stesso. Incrociare così le pluralità d’identità, quello che dobbiamo valorizzare e portare alla conoscenza degli altri. Con l’adunata degi lpini abbiamo avuto l’identificazione di cos’è comunità. L’appartenenza cos’è? Lo dice Gaber: avere l’altro dentro di sé. Noi abbiamo cercato di capire cos’è l’identità del nostro territorio: da quello è nato il nostro brand, “Treviso is open”. Accettiamo le nuove sfide guardando dove sono le nostre radici».